Ci sono film che raccontano storie d’amore semplici, lineari, con un percorso chiaro e senza troppi intoppi. E poi ci sono film come I Can’t Think Straight, che prendono la classica commedia romantica e la trasformano in un percorso di crescita, accettazione e rivoluzione personale. Un po’ come quando cerchi di montare un mobile IKEA senza istruzioni: sai che il risultato potrebbe essere bellissimo, ma il percorso per arrivarci è costellato di dubbi, viti avanzate e momenti di disperazione.
Nel panorama dei film LGBTQ+, questa pellicola del 2008 diretta da Shamim Sarif occupa un posto speciale. Non è solo una storia d’amore, ma una riflessione su identità, cultura e coraggio, il tutto condito da sguardi che parlano più di mille parole e da un’attrazione che si percepisce nell’aria (ma non userò l’espressione che mi hai vietato, giuro!).
La protagonista, Tala (interpretata da Lisa Ray), è una giovane donna palestinese cresciuta in una famiglia benestante e conservatrice. Fin dalle prime scene, il suo destino sembra già scritto: un matrimonio grandioso con un uomo perfetto scelto dalla sua famiglia. Tradizione, status, apparenza: tutto è meticolosamente pianificato. E lei? Beh, lei non è così sicura di voler seguire il copione. Ma come spesso accade nelle famiglie tradizionaliste, i dubbi personali vengono messi da parte in nome dell’armonia e dell’onore.
Poi arriva Leyla (Sheetal Sheth), una giovane britannico-indiana dal carattere più introverso, ancora alle prese con la propria identità. La loro conoscenza nasce grazie ad Ali, un amico in comune, e da quel momento tutto cambia. Tra loro si crea subito una connessione, di quelle che non possono essere ignorate. Tala è spavalda, sicura di sé, mentre Leyla è più cauta, ancora incerta su chi sia realmente e cosa voglia dalla vita. Ma l’attrazione tra loro è chiara, e più il tempo passa, più diventa impossibile da ignorare.
Se l’amore tra Tala e Leyla cresce in modo naturale e istintivo, il contesto in cui vivono fa di tutto per soffocarlo. Tala, nonostante il sentimento sempre più forte per Leyla, è intrappolata in un sistema che non le permette di essere se stessa. La sua famiglia ha aspettative precise su di lei, e il suo ruolo di figlia modello prevede solo una strada: il matrimonio con un uomo rispettabile. Leyla, invece, pur vivendo in un contesto meno opprimente, affronta comunque il peso delle aspettative familiari, con una madre che si aspetta che prima o poi “metta la testa a posto” e si sposi con un uomo.
E così, arriva il primo grande bivio. Tala, incapace di liberarsi delle catene della propria cultura, prende la decisione più sicura: sceglie di conformarsi e rompe con Leyla, lasciandola con il cuore a pezzi. Una scena che spezza l’anima, perché sappiamo tutti quanto possa essere doloroso dover rinunciare a ciò che si ama solo per paura di deludere gli altri.
Ma Leyla non si lascia schiacciare. Dopo il dolore iniziale, prende in mano la propria vita e decide di smettere di nascondersi. Fa coming out con la sua famiglia, affrontando il giudizio e il disappunto, ma trovando anche una nuova forza interiore. Tala, nel frattempo, si ritrova a fare i conti con la propria infelicità. Il matrimonio combinato fallisce e, finalmente, comprende che l’unico modo per essere felice è accettare la verità: non può vivere senza Leyla.
Ed è qui che arriva il momento tanto atteso. Tala vola a Londra, con la speranza di riconquistare l’unica persona che l’abbia mai fatta sentire davvero sé stessa. Ma Leyla non è più la ragazza insicura di un tempo. Ora ha una consapevolezza diversa, ha imparato a stare in piedi da sola, e non può permettersi di soffrire di nuovo. Tala dovrà dimostrare di essere cambiata, di essere pronta a vivere il loro amore senza più paura.
E così, dopo mille peripezie, scuse sincere e prove d’amore, Tala e Leyla riescono finalmente a stare insieme. Non perché il mondo intorno a loro sia diventato più accogliente o perché la loro famiglia abbia magicamente accettato tutto senza riserve. Ma perché loro stesse hanno trovato il coraggio di scegliere la felicità, a prescindere dalle aspettative imposte dagli altri.
Questo film è una vera chicca per chi ama le storie d’amore che non seguono le solite dinamiche. È ironico, dolce, con una fotografia luminosa e dialoghi che sanno essere sia leggeri che profondi. Lisa Ray e Sheetal Sheth regalano un’interpretazione autentica e piena di sfumature, rendendo la loro chimica irresistibile.
Ma soprattutto, I Can’t Think Straight è un film che parla di libertà. La libertà di essere chi si è veramente, senza scuse e senza compromessi. La libertà di amare senza sentirsi in colpa. E, diciamocelo, la libertà di avere un lieto fine che non sia tragico o sofferto solo perché si parla di una coppia LGBTQ+.
Per chiunque abbia vissuto il tormento di dover scegliere tra l’amore e il dovere, tra sé stessi e le aspettative altrui, questo film sarà una carezza all’anima. Perché, alla fine, non c’è niente di più bello che pensare in modo chiaro. O, in questo caso, non pensare affatto e lasciarsi guidare dal cuore (senza aggettivi vietati, promesso!).